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Haiti, Padre Rick ci manda nuovi aggiornamenti sull'emergenza Covid

 

"Cari Amici,

fino a questo momento, abbiamo ricevuto nel nostro ospedale St Luc circa 850 persone con sintomi di coronavirus.

Non siamo stati in grado di fare il test a tutti ma, secondo i maggiori esponenti del comitato per la lotta al Coronavirus del Ministero della Salute, il virus è così diffuso che non è più necessario testare tutti i casi.

 

Abbiamo seguito fin dall'inizio i protocolli dell'OMS e di alcuni ospedali di fiducia negli Stati Uniti, con l'eccezione di non poter offrire trattamenti sperimentali (come il remdesivir) e la mancanza di possibilità di offrire ventilazione meccanica.

Ci siamo adeguati alle nuove raccomandazioni mentre i protocolli si sono evoluti negli ultimi mesi.

 

Quasi 400 degli 850 pazienti presentavano sintomi moderati e siamo stati in grado di rimandarli a casa dandogli medicinali, istruzioni sull'autoisolamento e l'invito a tornare se fossero peggiorati. Un piccolo numero è dovuto tornare.

 

Le restanti 450 persone erano invece così malate da dover essere ricoverate. Di queste, 125 sono peggiorate e sono morte (come in altri paesi, di solito tra il 7° e 12 giorno). La crisi del 7° giorno è nota a livello globale come un disastro autoimmune chiamato tempesta di citochine, la crisi del 12° giorno, anch'essa ben documentata a livello globale, è causata dalla coagulazione del sangue di tutto il corpo, anche nei pazienti ai quali viene iniettata eparina per evitarlo.

Delle rimanenti 325 persone, circa 37 sono andate via contro il consiglio medico (di solito per cercare trattamenti spirituali tradizionali), 25 sono state trasferite in centri che offrono ventilazione meccanica, 80 sono ancora nel nostro ospedale e circa 183 sono tornate a casa con un buon recupero.

Ciò significa che su 850 persone, 400 sono tornate a casa perché per loro la malattia si è presentata in forma lieve e 183 sono tornate a casa dopo un trattamento ospedaliero di successo.

 

Abbiamo notato durante la scorsa settimana un calo del numero di persone che vengono da noi. Questo ci dà la possibilità di lavorare con un ritmo migliore e più rilassato.

 

Non sappiano le ragioni di questo declino. Alcuni sostengono che le persone non credono nella malattia, molti si rifiutano di andare in ospedale e gestiscono la malattia con rimedi tradizionali. Altri dicono che ora ci sono altri centri di ricovero aperti, quindi la presa in carico dei pazienti è più diffusa.

Uno dei motivi che ci auguriamo è che Haiti abbia raggiunto il suo picco di malati e che ora il numero di contagiati stia calando (si pensa che il virus fosse qui da metà febbraio e non dal 16 marzo come comunicato in precedenza).

 

Le aree più popolose di Port au Prince, comprese le strade e i mercati all’aperto, non hanno mai aderito a nessuna regola di distanziamento sociale. Questo è il motivo per cui il dott. Pape e la commissione coronavirus hanno iniziato a delimitare i test.

Ad ogni modo, la nostra conclusione è che i parenti dei pazienti ricoverati, corrono meno rischi di ammalarsi nel venire a trovarli in ospedale (utilizzando le protezioni adeguate) di quanto non possa accadere per strada. E quindi li stiamo accogliendo. Così i pazienti si sentono meno soli, provano meno vergogna e isolamento.

 

In ospedale ci sono anche due Sorelle Missionarie della Carità che svolgono attività pastorale con i nostri malati, preghiere, comunioni e mi segnalano coloro che vorrebbero la benedizione sacramentale per i malati con gli oli santi. Questo lo facciamo insieme.

 

Continuo a prendermi cura dei pazienti come medico e sacerdote, visitandoli due volte al giorno, rivedendo le cure che stanno ricevendo dal nostro abile personale medico, ascolto i loro problemi, offro parole di preghiera e incoraggiamento e qualsiasi aiuto io possa dare loro.

 

Siamo grati per il vostro costante aiuto. Grazie per aver camminato con noi e con coloro che ci stanno a cuore, in questi tempi difficili."

 

Padre Rick Frechette CP DO

 

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Canale Notizie - 18-06-2020 - Segnala a un amico


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