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Haiti, 10 anni dal terremoto. I racconti di Martina Colombari e Paola Turci

 

Martina Colombari e Paola Turci, testimonials e volontarie della Fondazione Francesca Rava, in questi anni sono state al nostro fianco per sensibilizzare e raccontare Haiti e i progetti della Fondazione in aiuto a tanti bambini e alle loro famiglie.

 

Ecco le loro testimonianze:

 

HAITI – di Martina Colombari

"Quando arrivi in Haiti, ti chiedi dove sia Dio. Ti chiedi perché dall’altra parte del mondo si muore ancora di fame e perché a questa povera gente è toccato un destino così atroce. Non ci sono risposte, non ci sono lacrime, non ci sono preghiere.

Guardiamoci allo specchio e mettiamoci una mano sul cuore. Cosa possiamo fare per questa popolazione? Come possiamo salvare queste piccole vite, in che modo portare speranza, vita, futuro in Haiti?

Ero sull’isola nel gennaio 2010, subito dopo quel tremendo terremoto che ha causato più di 230.000 morti. Ero incredula, sconvolta, arrabbiata, triste. Poi queste emozioni si sono trasformate in energia, in forza, nel “fare” e, soprattutto, in grande entusiasmo; conoscete l’etimologia della parola? Significa: Abitato da Dio. Se è vero che la gente si ricorderà di noi, non sarà per quello che avremo detto o fatto, ma per come l’avremo fatta sentire.

Abbiamo iniziato a portare soccorso medico ai feriti, a sfamare bocche e a riempire pance, a portare tende e ripari agli sfollati, a trasportare cadaveri e a seppellire corpi per dar loro una degna sepoltura.

Portare aiuto a chi soffre non è solo una responsabilità sociale per innescare percorsi virtuosi, ma è anche una responsabilità individuale di ognuno di noi, appartiene ad un progetto di sostenibilità molto più ambizioso per innescare un cambiamento e un miglioramento nel mondo e in noi stessi.

L’evoluzione è frutto di un atto di volontà, è un atto consapevole. Ci vuole coraggio per cambiare il cuore della gente, ma la bontà emerge sempre e questo fa ben sperare.

In questa vita ho imparato che ogni cosa che ci succede non avviene mai per caso e le esperienze non ci devono spaventare, anzi, ci aiutano a scoprire delle parti di noi che erano nascoste, che non conoscevamo. L’incontro con la Fondazione Francesca Rava e con il mondo del volontariato, mi hanno insegnato che sentirmi utile per gli altri mi fa sentire davvero bene."

 

HAITI– di Paola Turci

"Sono stata più volte in Haiti e ho sempre pensato che tra tutte le esperienze fatte, è tra le più forti della mia vita. E non è la povertà assoluta dei bambini che giocano nudi nel fango o i morti che Padre Rick raccoglie ogni settimana dall’obitorio, o le gang di criminali che sparano per la strada (come è successo alcune settimane fa a due coniugi francesi), che mi trasmettono la rabbia che si traduce in energia. Ma è, al contrario, la forza potente di chi è impegnato da 35 anni sul campo senza risparmiarsi, senza conoscere nè sonno e nè riposo e cerca di reagire alle forze del male, che avvolgono quella sfortunata isola, volgendole al bene.

Questo mi spiazza e mi spinge. Ogni mattina alle 7 Padre Rick inizia la sua interminabile giornata con la Messa nella piccola chiesa dell'Ospedale Saint Damien — che si trasforma sempre in un funerale di tanti bambini che non ce l'hanno fatta — chiedendo aiuto al cielo, a noi, a chi può, di dargli una mano ad andare avanti a cercare di salvare quei bambini che senza colpa nascono all'inferno sulla terra.

Ed è proprio da qui, da questo inferno che stravolge e scoraggia, che sfida la tua forza e la tua volontà, che nasce la voglia di fare il possibile e l’impossibile.

E' successo proprio nel 2016, quando sono partita insieme a Paolo Fresu per Port au Prince, in un concerto per più di 2.000 bambini delle scuole di strada della Fondazione Fondazione Rava.

Stavamo andando a Titanyen — la collina dove si seppelliscono i morti — ed io che portavo in spalla la chitarra, sono salita sul pickup e per sbaglio sono caduta all'indietro sbattendo la schiena sull'asfalto. Ero già a terra, annientata dalla mattinata all'obitorio a raccogliere cadaveri, e quella caduta reale, dura, dolorosa, mi ha richiamata alla vita. Mi sono rialzata, dolorante, camminavo a fatica, ma sono andata con il gruppo a Titanyen e ho cantato e suonato la chitarra per la sepoltura dei morti. Al ritorno sentivo un dolore pazzesco ma quel dolore, quei giorni mi hanno dato una forza che nessuno prima era riuscito a darmi. Era la fine del 2016.

Credo davvero che a febbraio del 2017, sul palco di Sanremo, dove non tornavo da ben 16 anni, ci fosse anche quella energia."

 

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Canale Notizie - 07-01-2020 - Segnala a un amico


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