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I nostri bambini

 

[[IMG:125:RIGHT:]]Come arrivano i bambini a N.P.H.?

Su segnalazione del governo, di un sacerdote della locale parrocchia, di un vicino di casa, di chi presta loro soccorso sulla strada.

 

La maggior parte dei bambini arriva a N.P.H. in condizioni di denutrizione, di abbandono e psicologicamente turbati. Il primo compito dei volontari e assistenti è di aiutarli a superare il trauma, ridare loro la speranza e il senso della dignità personale. L’approccio metodologico di N.P.H., secondo la filosofia di Padre Wasson, il fondatore, si basa sui principi dell’amore e dell’accettazione incondizionati, propri di ogni mamma per il suo bambino; contemporaneamente i bambini vengono incoraggiati alla condivisione i loro altri “fratellini” e ad assumersi le loro responsabilità nei propri compiti, nell’aiutare i bambini più piccoli e nello svolgere piccoli lavoretti, come riordinare la stanza, lavare la divisa di scuola, aiutare in cucina. Una solida preparazione scolastica e spirituale li prepara a rientrare nella società come cittadini capaci e responsabili.

 

Quando i bambini arrivano nelle nostre case, il direttore sanitario prende contatto coi medici in modo da sottoporli ad un check up completo e vengono assistiti con le prime indispensabili cure. Successivamente vengono inseriti in un gruppo di bimbi coetanei.”.

I buoni risultati della filosofia dell’amore di Padre Wasson sono dimostrati dal fatto che la maggior parte di loro, dopo aver lasciato NPH, torna volentieri e spontaneamente a visitare il suo “focolare” di tanto in tanto, o addirittura chiede di condividere con la sua “famiglia”, anche se di dimensioni così grandi, alcuni importanti momenti della propria vita personale. Molti di loro, una volta raggiunta l’indipendenza, rimangono presso NPH come educatori, insegnanti o assistenti.

 

Che cosa significa Pequeño?

Pequeño vuol dire “piccolo” ed è un tenero soprannome per i nostri bambini. Infatti, fu proprio il primo bambino salvato da Padre Wasson, fondatore di NPH, a ispirare il nome a questa organizzazione. Nel 1954, davanti alla cella di un ragazzino incarcerato per aver rubato in parrocchia perché aveva fame, Padre Wasson, che ne aveva ottenuto la liberazione, si sentì chiedere dalla guardia: “Perché ti vuoi portare in casa questo ladruncolo, chi te lo fa fare?” e rispose: “Non vedi... è un nostro piccolo fratello!” Fu così che da un gesto d’amore di Padre Wasson verso un piccolo nacque l’organizzazione “Nuestros Pequeños Hermanos” cioè Nostri Piccoli fratelli.

 

Quali bambini vengono accolti nelle case N.P.H.?

Lo scopo della grande famiglia N.P.H. è sostenere i bambini in situazione di miseria, impedire che rimangano sulla strada e dare loro un futuro. A supporto di ogni Casa orfanotrofio c’è un gruppo di assistenti sociali, spesso ex pequeños, che individua, anche su segnalazione, i bambini abbandonati e bisognosi e ne prepara l’inserimento. Sono tantissimi, ognuno con una storia diversa, i bambini che trovano nelle case N.P.H. una speranza di vita. Per esempio, capita che una vicina porti dei bambini che già da settimane sono soli, perché la madre è gravemente ammalata, morta o scomparsa da casa; oppure un padre vedovo, spesso senza lavoro o ammalato, si rivolge ai centri N.P.H. in uno stato di totale disperazione, perché si rende conto di non essere più in grado di occuparsi dei suoi bambini. Non è raro il caso di una nonna, che ha allevato i suoi nipoti rimasti orfani, ma ora è troppo anziana e debole per questo compito. Di regola vengono accettati tutti insieme i fratelli e le sorelle di una stessa famiglia, fino a 16 anni; questo per impedire ulteriori dolorose separazioni.

 

Come vivono i bambini nelle case N.P.H.?

Il motto con cui Padre Wasson, fondatore di N.P.H., ha cresciuto nel tempo migliaia di pequeños è “un bambino per volta, dalla strada alla laurea”. Ogni bambino riceve attenzione individuale, come un figlio di una vera e propria famiglia dove vige la legge dell’amore.

I bambini nelle Case N.P.H. vivono in gruppi divisi per età, maschi e femmine insieme in età prescolare; con l’età scolare vengono separati. L’assistenza ai bambini è affidata a collaboratori locali (spesso ex pequeños) e a volontari da tutto il mondo, che vengono chiamati dai bambini “Tia” e “Tio” (che significa Zia e Zio).

Al mattino i bambini frequentano la scuola; nel pomeriggio studiano, collaborano alle gestione della Casa con piccole incombenze adeguate all’età e alle capacità e naturalmente giocano. Responsabilità, autonomia, e solidarietà sono scritti con lettere maiuscole.

La giornata tipica di un bimbo inizia presto, considerando le alte temperature che si raggiungono nel corso della giornata e il gran numero dei bambini che devono, tutti allo stesso tempo, lavarsi, vestirsi e fare colazione.

 

La giornata nella Casa N.P.H.

5.30 am – Sveglia

6.00 – Prima colazione

6.30 – Pulizia dei piatti e del pavimento

7.00 – Partenza per la scuola

7.30 – Inizio lezione della Scuola media

8.00 – Inizio lezioni della Scuola elementare

11.00 – Intervallo e merenda

11.15 – Ripresa lezioni

14.00 – Fine lezioni (per chi fa laboratorio, la fine è alle 16.00)

15.00 – Pranzo

15.30 – Riordino

16.00 – Compiti e tempo libero

17.00 — Cena per i più piccoli (che vanno a letto alle 18.00)

18.00 – Cena per tutti gli altri bambini e ragazzi

20.00 – Doccia e a letto

 

Gli orari variano a seconda dell’età dei ragazzi: ad esempio i più grandi vanno a letto dopo le 20.

 

Fino a che età i ragazzi possono stare in N.P.H.?

Non esiste una regola né una scadenza: come accade in ogni famiglia normalmente i pequeños escono quando se la sentono di provvedere a se stessi e hanno voglia di costruirsi una loro vita autonoma ed indipendente. Perciò dipende da ragazzo a ragazzo e da quanto loro vogliono continuare a studiare. Alcuni lasciano N.P.H. e incominciano a lavorare dopo le scuole medie. Altri preferiscono restare, continuare a studiare, magari fino all’università. A tutti i ragazzi, al termine degli studi, è richiesto un “anno di servizio” presso una struttura N.P.H.: è questo un modo per contraccambiare il sostegno ricevuto continuando ad aiutare i propri “fratellini”.

Migliaia di ex— pequeños hanno un posto sicuro nella vita e sono presenti in tutti gli strati sociali e professionali. Alcuni di loro sono oggi laureati in diverse discipline e hanno deciso di prestare la loro opera professionale a favore di N.P.H.

 

La festa del padrino (El dia del padrino)

Ogni anno in un giorno dell’ultima settimana di maggio, tutte le Case di Nuestros Pequeños Hermanos in America Latina organizzano la festa di ringraziamento in onore dei padrini e delle madrine per rinnovare la riconoscenza per l'aiuto ricevuto. I bambini sono consapevoli che i loro padrini e madrine vivono in Paesi lontani e che il viaggio per arrivare alle Case è lungo e costoso e si rendono conto quindi che non sempre avranno la possibilità di conoscere il loro padrino di persona; saranno quindi comunque felici sentendo la vostra vicinanza con il cuore, tramite le lettere e l’aiuto che gli date.

E’ possibile visitare le Case N.P.H. in ogni momento dell’anno, non solo durante la festa del Padrino.

Se volete visitare il vostro bambino dovete contattare il nostro ufficio che comunicherà all’orfanotrofio i vostri piani di viaggio per stabilire insieme il giorno della visita; le spese e l’organizzazione del viaggio sono a vostro carico. Volentieri il nostro ufficio sarà a disposizione per darvi tutte le informazioni necessarie.

 

Lettera di un figlioccio della Casa N.P.H. Messico in occasione della festa del padrino

“Questo è un giorno speciale per tutti noi: so che cosa significa il tuo aiuto per me e per la nostra Famiglia. So che è grazie al tuo aiuto che abbiamo la Scuola, un tetto, cibo e vestiario! Per questo celebriamo la Messa nel Giorno del Padrino: durante questa Messa preghiamo per tutti i nostri Padrini, inviando bouquet di preghiere in Cielo: immaginate il Cielo pieno di fiori, solo per voi!!!!! Dopo la Messa ci sarà una piccola Festa con bibite fresche: fa tanto caldo a Miacatlàn e sono qualcosa di davvero gradito in questo periodo dell’anno!”.

 

I bambini possono avere contatti con la famiglia di origine?

Alcuni dei bambini che entrano in N.P.H. non hanno più entrambi i genitori, altri ne hanno uno solo che per malattia o indigenza non è in grado di prendersi cura di loro o addirittura li ha abbandonati. Ciò non toglie che rimangano talvolta i contatti con qualche familiare che avrebbe voluto aiutarli, ma non disponeva dei mezzi o del tempo necessario; senza dubbio i bambini possono mantenere i contatti con questi loro parenti, ed anzi sono incoraggiati a farlo per conservare ciò che è rimasto della loro famiglia di origine. Più volte all’anno c’è “il giorno di visita”, durante il quale i bambini ricevono i parenti disponibili che si fermano tutto il giorno e fanno un piccolo picnic con i bimbi nel prato. Di solito si tratta di fratelli, sorelle, zii e zie, cugini. Qualche volta anche di genitori e di nonni. Per evitare che i bambini che non hanno nessuno che viene a visitarli rimangano male, i volontari della Casa-orfanatrofio organizzano per loro giochi e gite.

 

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